Tutela ambientale e degli animali, una modifica storica della Costituzione

L’introduzione della tutela ambientale in Costituzione, con la prima approvazione da parte della commissione Affari Costituzionali del Senato, è un cambiamento storico. Una modifica che recupera il tempo perduto e fa propria la nuova consapevolezza che l’emergenza climatica è drammatica e strutturale.

La Commissione affari costituzionale del Senato ha approvato all’unanimità il testo di modifica della Costituzione in chiave ambientale, agli articoli 9 e 41, preparato dal Comitato ristretto costituito ad hoc. Se il percorso di modifica sarà concluso, saremo di fronte ad un cambiamento storico. Si prenderà atto a livello costituzionale della consapevolezza emersa in tema ambientale dalla seconda metà del ‘900. Tema che non era di fatto presente prima o lo era in forme del tutto diverse rispetto ad oggi. La tutela dell’ambiente, la responsabilità nei confronti delle future generazioni, derivano dalla consapevolezza cresciuta negli ultimi decenni, visto il dramma della crisi climatica in corso.

La modifica inserisce nei Principi fondamentali della Costituzione repubblicana, all’articolo 9, la “tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. Si stabilisce, inoltre, che “la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. 

Nell’articolo 41, relativo all’”Iniziativa economica privata e pubblica”, si stabilisce che essa non si può svolgere “in contrasto alla salute e all’ambiente”, oltre che alle già previste “sicurezza, libertà, dignità umana”. Inoltre, si prevede che la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata non solo a “fini sociali”, come già previsto, ma anche “ambientali”.

Si tratta di una modifica che recupera il tempo perduto, fa propria la nuova consapevolezza che la crisi climatica è drammatica e strutturale. La crisi in atto dimostra che l’uomo predatore della natura recide alla radice il proprio futuro. L’essere umano è infatti parte dell’ecosistema e dunque quando il pianeta si ammala l’uomo, essere fragile, non può che ammalarsi. La crisi pandemica racconta esattamente questo. Va superata una errata interpretazione antropocentrica-predatoria e va invece ricollocata la centralità umana  nella prospettiva dell’interdipendenza e dell’”ecologia integrale” di cui parla Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato si’”. In essa il Papa riprende la teologia di San Bonaventura, con la fulminante considerazione che essendo tutte le creature ad immagine del Dio trinitario (dunque relazione in sé stesso) tutte le creatore sono tra esse in una inscindibile relazione, recisa la quale l’uomo uccide sé stesso. In questo non vi è dunque una critica alla scienza e alla tecnica in quanto tale (strumenti utili frutto dell’ingegno umano), ma al dominio del mito della tecnoscienza che, sostituendo i mezzi con i fini, riduce il “cosmo” a” caos”. La tutela delle future generazioni si inserisce in questo percorso, consapevoli che il pianeta è una risorsa finita di cui non siamo proprietari, ma custodi. In tale quadro si inserisce la modifica dell’articolo 41 relativa all’iniziativa economica. La transizione ecologica in atto, la “Rivoluzione green” di cui ha parlato il Presidente Draghi presentando il Pnrr, sono il futuro della crescita economica. Chi investe nella transizione crea ricchezza e benessere, chi si oppone distrugge la possibilità stessa di sviluppo, come è ben noto agli operatori economici e finanziari.

Il voto unanime in Commissione affari costituzionali  fa ben sperare, ora si deve completare l’iter prima della fine della legislatura.

Articolo pubblicato su La Repubblica

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