Il mio intervento in aula a sostegno del Governo Draghi

Mercoledì 17 febbraio, in occasione del voto di fiducia al Governo Draghi in Senato, sono intervenuto in aula a nome dei Senatori Pd.

Ho voluto riprendere alcuni dei più cruciali temi esposti nel suo discorso dal Presidente del Consiglio che definiscono le linee programmatiche del nuovo Governo, su tutte europeismo, atlantismo, transizione green, lavoro, futuro, tecnologia, scienza, ambiente e rigenerazione urbana per rimarcare il nostro convinto sostegno all’esecutivo.

Di seguito l’estratto del mio intervento:

“Presidente Draghi, il Partito Democratico appoggerà convintamente questo Governo. Appoggerà convintamente anche l’impegno che lei si è assunto dinanzi a questo Paese.
Lo farà certamente, vista l’autorevolezza che riveste la sua persona, che è stata ratificata da un percorso professionale al servizio del Paese e dei Paesi, ma lo farà ancora di più – se consente – anche per le linee programmatiche che lei ha esplicitato questa mattina.

Si tratta di linee che definiscono un orizzonte e che demarcano uno spazio. Lei ha utilizzato dei termini molto importanti che definiscono uno spazio culturale e politico prima che partitico. Ha utilizzato il termine atlantismo. Noi siamo assolutamente a favore di questa impostazione e crediamo nel rilancio a livello internazionale della politica del multilateralismo e, in particolare, della stella polare dell’alleanza delle democrazie liberali che hanno a cuore i diritti politici e civili. Lei quest’oggi l’ha rimarcato in maniera molto netta e noi su questo la sosteniamo assolutamente.

Lei ha parlato di europeismo. Presidente, riteniamo che i patrioti sono gli europei e siamo convinti che i nazionalismi sono immancabilmente contro i propri cittadini. L’Europa per noi è un grande spazio. Nel suo intervento di questa mattina lei invitava – ho segnato molte delle cose che ha detto – gli Stati nazionali a cedere la sovranità nazionale per acquisire una sovranità condivisa. Presidente, noi crediamo che il destino dell’Europa sia un grande spazio e che debba essere gli Stati Uniti d’Europa, esattamente in analogia con gli Stati Uniti d’America, con tutto ciò che ne deriva. Presidente, siamo convinti, infatti, che o l’Europa si rafforza o l’Italia declina.

All’interno di questo panorama c’è il grande ragionamento, progetto e impegno comune sul recovery. Crediamo che ciò abbia una valenza politica per l’integrazione e una valenza economica per la competizione. Per noi non è un semplice raddoppio del bilancio ordinario dello Stato. Ciò costituirebbe un grave errore; non è nemmeno una serie di interventi a pioggia e, men che meno, aiuti indifferenziati per garantire i già garantiti. Deve essere un enzima, un moltiplicatore e un acceleratore di quel processo di cambiamento radicale che consenta al nostro Paese e all’Europa intera di essere un grande spazio di ricerca, innovazione, produzione di valore aggiunto, un grande mercato interno e un grande luogo di elaborazione di idee, piani industriali, politiche integrate non solo umanitarie, ma anche economiche e fiscali. Se l’Europa non sarà questo; l’Italia non sarà. Questo è il tema di fondo. Per tale motivo, come dicevamo prima, per noi i patrioti sono gli europeisti. Di ciò ne siamo assolutamente convinti.

Il terzo termine che lei ha usato oggi e nelle giornate precedenti è ambientalismo. Per noi l’ambientalismo non è semplice attenzione all’ambiente; non è nemmeno un approccio settoriale, ma è esattamente l’impegno strategico per la transizione ecologica e la rivoluzione green. Siamo coscienti, infatti, che in un mondo malato l’umanità non può restare sana e siamo coscienti che i tre termini che lei ha citato in riferimento al G20 – people, planet e prosperity – siano esattamente un sistema che si tiene insieme. Allora, quando parliamo di transizione ecologica e rivoluzione green, parliamo di politiche industriali che guardano al futuro, di politiche del lavoro, di ciò che di qualità si crea e che guarda avanti e alle future generazioni, di politiche per la ricerca e l’innovazione, coscienti che la tecnologia e la scienza sono amiche dell’ambiente, naturalmente non nel momento in cui la tecnoscienza diventa mito e sostituisce il mezzo al fine, ribaltando il rapporto tra l’umano e la tecnica, ma nel momento in cui l’uomo ha raggiunto un livello di consapevolezza culturale tale per cui può utilizzare in maniera sana e saggia la tecnica e la scienza per il bene di se stesso e del pianeta.

Presidente, vengo all’ultima nota. In Senato abbiamo fatto un enorme lavoro su questi temi e lo porteremo avanti (end of waste, l’emergenza e via dicendo). Secondo me, è mancata una nota nel suo intervento e le chiederei di integrarla: quando si parla di rigenerazione, dobbiamo inserire una politica per le città.
Le città sono il luogo dove le persone a livello mondiale abitano e abiteranno sempre di più. Serve un’agenda urbana, serve una policy organica e una governance nazionale che non c’è mai stata. Bisogna parlare di rigenerazione, bisogna ripensare il modello di sviluppo a partire dalle città. Su questo e su altri punti ci troverà e ci troverete al vostro fianco. Grazie e buon lavoro.”

Il video dell’intervento

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