Abbiamo l’occasione di ricostruire. Come ai tempi del Piano Marshall

Intervento tenuto in Aula in Senato mercoledì 29 aprile 2020, in occasione del voto sullo Scostamento di bilancio da 55 miliardi per il prossimo Decreto economico e del voto sul Def, il Documento di programmazione economica e finanziaria

“Signora Presidente,

durante questa pandemia da molti analisti ma anche nell’opinione pubblica generale è stata usata l’analogia con la situazione della Seconda guerra mondiale; credo che per alcuni versi tale analogia regga, naturalmente non per l’evento in sé, ma per le conseguenze che questa ha generato.

Ebbene, a nessuno di noi sfugge che la Seconda guerra mondiale fu un elemento di devastazione di massa e che a partire da quello ci fu anche un grandissimo piano di rilancio dell’economia mondiale ed europea. Il 5 giugno 1947 si tenne ad Harward il famoso discorso che lanciò il cosiddetto “Piano Marshall”, che in realtà si chiamava “European Recovery Program”.

Guardate un po’ che analogia con ciò di cui stiamo parlando oggi. Ci sono analogie storiche, ci sono analogie dal punto di vista dei programmi e degli strumenti, ci sono delle analogie lessicali. In quel tempo furono tre i grandi obiettivi di questo grande piano internazionale:

  • il primo era ovviamente un piano di aiuti economico-finanziari;
  • il secondo era un piano per favorire l’integrazione economica, certamente quella tra gli Stati Uniti e l’Europa, ma anche quella all’interno dell’Europa che era stata devastata politicamente, culturalmente, ed economicamente;
  • il terzo obiettivo era quello di dare finalmente realizzazione alla grande utopia che stava crescendo da tempo: il progetto politico dell’Europa unita.

Signora Presidente, in quegli anni, quando si definì questo programma, vi fu un grandissimo dibattito negli Stati Uniti e in Europa perché vi erano due grandi correnti di pensiero: c’era chi diceva che fondamentalmente i 12,7 miliardi di dollari che questo piano trasferì all’Europa (di cui 1,2 miliardi all’Italia) dovessero servire per gli aiuti per fronteggiare la contingenza drammatica, e chi sostenne che questo era necessario ma non sufficiente perché quei soldi dovevano servire anche per avviare un processo di trasformazione radicale e di ricostruzione del sistema produttivo europeo. Ebbene, Signora Presidente, oggi siamo pienamente all’interno di questo dibattito.

La nuova frontiera è cogliere l’occasione di questa grande trasformazione necessaria, di questa crisi, di questo dramma, per ripensare strutturalmente il modello di crescita economica, valorizzando i miliardi di euro che arrivano dall’Unione europea e dal Governo e dal Parlamento nazionale.

Se noi immaginassimo di utilizzare questi fondi solamente per l’emergenza sanitaria ed economica – e naturalmente dobbiamo farlo – ma non anche per dare un orientamento marcato verso il vero confine della trasformazione, verso il “Green New Deal” Europeo e nazionale è del tutto evidente che compiremmo un lavoro a metà.

Su questo c’è consapevolezza? Un po’ ce n’è, ma il lavoro da fare è enorme. Tutto il lavoro che anche quest’Assemblea del Parlamento ha compiuto in questi anni, in questi mesi e in queste settimane sulla questione del Green New Deal non va buttato alle ortiche, anzi. Non era una questione di moda, ma era assolutamente necessaria, oltre che urgente.

Ultima nota, Presidente. Ho sentito alcuni senatori, in particolare la senatrice Stefani – mia conterranea tra l’altro – parlare di diritti costituzionali violati e di dittatura dell’emergenza. Io credo ci sia un limite a tutto e lo dico senza polemica, ma perché credo che le parole abbiano un senso, almeno in quest’Aula. Come si fa a rivolgere una frase di questo tipo al Governo italiano, mentre contemporaneamente il leader di quel partito di cui la Senatrice Stefano fa parte, la Lega, dinanzi a quello che fa il Primo ministro ungherese della democrazia illiberale, solidarizza e fraternizza con l’”amico Orbán”? Quello che ha teorizzato e che pratica la democrazia illiberale, quello che ha detto nell’ultima disposizione – contro la quale naturalmente l’opposizione del Parlamento ungherese si è opposta – che da quel momento in poi, l’”opposizione l’avrebbe fatta la maggioranza parlamentare”; quello che ha detto che chi manifesta contro il suo Governo è un traditore della Nazione.

E dov’erano, Presidente, i parlamentari dei Partiti nazionalisti sovranisti alleati di Salvini e della Meloni quando i parlamentari del Spd tedesco manifestavano sotto l’Ambisciata d’Italia per solidarizzare con l’Italia e spingere il governo tedesco a favore del nostro paese? E dov’erano quando l’ex Cancelliere Gerhard Fritz Kurt Schröder diceva ai tedeschi che così come erano stato abbattuto il debito di guerra, così era loro dovere morale sostenere i paesi colpiti dal coronavirus? Sapete dov’erano? A votare contro l’Italia! È così succede in tutti i paesi dell’Unione!

E non può che essere così Presidente: il sovranismo è egoismo nazionalista che ha come prima regola fregarsene degli altri.

Sapete qual è la questione? Tanto semplice quanto evidente: i veri patrioti in Italia sono gli europeisti! I sovranisti e i nazionalisti sono contro l’Europa, ma sono anche contro gli italiani.

Presidente, Il passo che stiamo facendo, di ricostruzione del piano europeo, è una grande occasione per noi, per l’Europa e per i nostri cittadini.

Articolo pubblicato su LibertàEguale

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